Gita sociale in Valle Stura – Sant’Anna di Vinadio

Sabato 18 e Domenica 19 Luglio il CAZ ha organizzato una due giorni di campeggio e sport in Valle Stura. Il primo giorno di avvicinamento ai luoghi, poi cena e pernottamento, il giorno dopo ci siamo divisi in tre gruppi: uno ha fatto il giro dei laghi di Sant’Anna, uno si è cimentato su una via lunga sulla rocca della Colla Auta, uno è rimasto a monotirare nella falesia di Sant’Anna.

In generale com’è andata? Così:

Ok, non abbiamo potuto campeggiare per inconvenienti meteo di una certa rilevanza, ma questo non ci ha scoraggiato perché, in ordine sparso, abbiamo: grigliato cibo come se non ci fosse un domani né il colesterolo; fatto monotiri in falesia fino a che c’era luce, sbagliato ad attaccare la via lunga facendone, inconsapevolmente, una più difficile che ci ha comunque portati all’anticima del Lausfer; passeggiato per la valle Stura in compagnia di un gigantesco gipeto; stipato le macchine oltre ogni immaginazione, lanciato l’anguria avanzata alle mucche convinti che potessero essere interessate; favoleggiato di gite in alta quota nonostante il caldo torrido non dia tregua e abbiamo, come da copione, ritardato su tutta la tabella di marcia.

Grazie a tutt*, 2 giorni fantastici. w il C.A.Z.!

Giro dei laghi di Sant’Anna

Il giro dei laghi parte poco distante dal santuario, è ad anello, la quota più bassa è di 2010 m e lungo il sentiero il massimo dislivello che si raggiunge è di 450 m. Il paesaggio è armonioso, attraversa diversi passi: Passo di Tesina 2400 m, Colle Saboulè 2460 m, Colle di Lausfer 2378 m, Colle di S. Anna 2156 m. Ogni volta che oltrepassi un colle scopri inaspettati laghi e valli che ti sorprendono per la loro bellezza. Il sentiero è piacevole, corre a tratti in Italia a tratti in Francia. Si incontrano casermette e filo spinato in abbondanza, ti raccogli a pensare che i punti di vista da cui osservi il panorama, che trovi ingenuamente emozionante, in verità erano strategici, che i sentieri che tu percorri da amatore sono stati costruiti per i carri, per trasportare attrezzatura rudimentale e pesante. Pensi alla guerra e a quanto sei fortunata ad essere qui, oggi da turista e non allora da soldato. All’altezza del colle del Lausfer un gruppo si stacca per raggiungerne la vicina cima (2430 m) e la vetta ci riserva una grande emozione. Come una silenziosa presenza che incombe sopra le nostre teste, un grosso gipeto, con una formidabile apertura alare, prosegue il suo volo verso l’orizzonte formato da valli che si susseguono. Emozionati per la nuova esperienza condivisa scendiamo e riprendiamo il sentiero quando un caschetto conosciuto spunta dal dirupo ai nostri piedi! Aspettiamo che tutti i Cazzar* che han fatto la via lunga arrivino e insieme raggiungiamo la falesia dagli altri.

Via lunga su rocca della Colla Auta

Spesso in luoghi nascosti tra le montagne, dove gli unici suoni son quelli della natura, trovi un prete, fortuna che assieme ad un tunicato c’è sempre un riparo. Cena e sonno abbondanti al santuario di Sant’Anna di Vinadio hanno pesato sulla velocità nel mettersi in cammino la mattina seguente. Dal luogo chiamato “apparizione”, dove più che madonne si ammirano le pendici verdeggianti che degradano verso la pianura cuneese, parte il sentiero del giro dei laghetti. Oltrepassiamo il lago di Sant’Anna e ci teniamo sul lato del monte attraversando una pietraia non segnata, le pareti dell’anticima Lausfer ci orientano bene verso l’attacco della via Scottish style. 14 occhi alla ricerca di uno spit rosso, niente nomi scritti su pietra, ma, sicuri di aver trovato l’attacco, si parte. 3 cordate. Primo tiro di roccia pulita che si fa rispettare con la povertà di appigli per le mani, non sembra affatto un 4°grado. Iniziamo ad insospettirci quando, durante il secondo tiro, ci apprestiamo ad affrontare un muretto di qualche metro, prese scarse, suggerimenti di affidarsi solamente ai piedi, poi cordini che svoltano alternative graffianti! Menomale che in sosta ci aspetta una cengia morbidosa di qualche metro. Gli ultimi tre tiri alternano tratti in cui ingegnarsi su quale pietrone aggrapparsi dato lo spigolo finale molto mosso e divertente, a tratti più lisci e pieni di licheni, molto amichevoli quelli gialli, lumacosi quelli neri. La via spunta su una carrabile militare: sole, l’anfiteatro dei monti vicini, sorrisi, piedi in fiamme, panini e poi, nemmeno averlo fatto di proposito, spuntano i compagni camminatori! In discesa c’è chi ha ancora la forza di fermarsi in falesia per stiracchiarsi un po’ le braccia, ma intanto ci prepariamo all’idea dell’ottima cena in un casale nei pressi di Cuneo. Ritorno a Genova cotti dal sole, stanchi e felici. Il giorno dopo scopriamo che la via si chiama Felicita(à), il muretto è un 6a e praticamente non scende mai sotto il IV c.

Falesia di Sant’Anna

Un gruppo di Cazzar* si è fermato alla falesia di Sant’Anna a monotirare, con chi si avvicina all’arrampicata per la prima volta e con chi vuol riprendere confidenza con la roccia.

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