Mont Blanc du Tacul – Contamine Grisolle

Mont Blanc du Tacul – Contamine Grisolle

5-6 Settembre 2015. Il C.A.Z. (di nuovo) sul massiccio del Monte Bianco, questa volta dal versante francese sul Mont Blanc du Tacul. Abbiamo seguito la via Contamine Grisolle sul Triangle e proseguendo lungo la cresta Nord e l’ultima sezione della Normale abbiamo raggiunto la cima del Tacul e i suoi 4248 metri. L’itineraio si sviluppa lungo una splendida linea di ghiaccio e misto. La gita è impegnativa, soprattutto nelle condizioni non ottimali in cui l’abbiamo trovata.  

Fa freddo, bene.
Chiudo la porta del rifugio e rientro nella sala del materiale. In giro c’è ancora poca gente. T. non sta benissimo… è sveglio da un po’ ma preferisce stare ancora un po’ sdraiato. Dormire a quasi 3700 mt partendo da Genova è sempre un’incognita, ce lo ripetiamo sempre. Metto in ordine il materiale e quasi mi addormento quando la luce temporizzata della stanza si spegne. Sono particolarmente rilassato questa volta, non che le altre fossi agitato ma, questa volta è diverso. Non sento la tensione che precede sempre le gite impegnative. Il Mont Blanc du Tacul, e per di più dalla Contamine Grisolle. Una gita impegnativa, per le mie capacità e per la mia modesta esperienza.
Nei giorni precedenti ci eravamo visti in un po’ ma, alla fine ad essere liberi per tutto il finesettimana eravamo solo io e T. Non c’erano tante opzioni in campo, entrambi miravamo a fare qualcosa in quota. Con il rifugio Torino chiuso le opzioni si erano ristrette ancora, ma onestamente non credevo che T. avrebbe infine colto la proposta Tacul…

Una via di ghiaccio e misto sul Triangle, la Contamine Grisolle, che disideravo salire da un po’ e che avevo proposto provocatoriamente già da parecchio tempo. Ora le condizioni sembravano accettabili. Una cordata l’aveva salita una decina di giorni prima e da allora poteva solo essere migliorata. Almeno così credevamo.
L’aiguille du Midi ci aveva accolto sabato con uno spesso strato di nubi. Solo mentre cenavamo lautamente con ravioli e pesto (SIC!) una breve schiarita ci aveva mostrato l’incredibile panorama di quel versante del Bianco. La cupola dorata dei 4810 mt, il Maudit, il Tacul e il suo Triangle.

In sala stanno per servire la colazione e quando vedo scendere T. non sono sorpreso di vederlo nuovamente in forma. Mangiamo, ci vestiamo e nonostante il poco rassicuramente dialogo con una guida francese ci mettiamo in marcia determinati.
Siamo in ritardo, il sole non è ancora spuntato ma lasciamo spente le frontali. L’avvicinamento è breve e quasi totalmente in discesa. Già all’attacco capiamo che non sarà una passeggiata, il primo pendio è ripido e alterna neve sfondosa a tratti in ghiaccio.
T. va davanti sicuro ma arrivato all’imbocco del canale lo vedo guardarsi intorno. Cerca qualcosa che assomigli ad una sosta, una di quelle descritte nelle relazioni che abbiamo studiato. Si ferma e quando sto per raggiungerlo capisco… La sosta c’è, ma è almeno due metri più alta del manto nevoso. Irraggiungibile.
Procediamo in conserva lunga, proteggendoci dove possibile. Il sole si è alzato e quando i primi raggi colpiscono il pendio ci accoglie un debole spindrift. Vado in testa e dopo pochi metri comincio a sorridere. C’è vento, fa un freddo porco, e le soste non si vedono, sono felice come un bambino. Il canale ha la pendenza “giusta”, non così ripido da far urlare i polpacci ma abbastanza da obbligarti ad una splendida progressisione con due picche. Vedo il “masso incastrato”, un enorme blocco di granito così squadrato e regolare che sembra essere stato modellato e posato li’ dalle mani di un gigante. Vado avanti guardandomi attorno, finchè la vedo. I due chiodi sono in alto, ma questa volta la sosta è utilizzabile. L’attrezzo, assicuro T. che sale veloce e gli cedo il comando. C’è da superare la lunghezza chiave della via e vista da li’ non sembra facile. Quello che nelle relazioni era dipinto come il superamento di poco più di un gradino affondato nella neve, ci appare invece come un muro, leggermente strapiomante, quasi del tutto scoperto e difficilmente proteggibile.
Quando ci ritroviamo oltre l’ostacolo credo che entrambi abbiamo pensato la stessa cosa… Forse la via non è esattamente in condizioni… Manca almeno 1 mt di neve! La sezione successiva è di misto, rivoli di ghiaccio e neve si fanno strada tra le rocce di un granito incredibilemte rosso e compatto.
Ci alterniamo al comando e saliamo abbastanza rapidi. Nonostante sia difficile piazzare delle protezioni mi sento sicuro. Sono tranquillo ma ho un freddo porco. Siamo incassati tra le rocce esposte a nord; dove il sole non batte, arriva il vento!
Più su’, usciamo su una spalla di neve. La pendenza è di nuovo quella giusta, ci allunghiamo e ricominciamo a salire in conserva. Provo inutilmente a scavare nella neve per piazzare una vite ma il ghiaccio non si vede. Mi guardo attorno e mi rendo conto che siamo già abbastanza in alto. Il paesaggio è incredibile e in fondo, una volta arrivati al sole , non si stà nemmeno così male!
Nell’ultima goulotte va avanti T. Rapidamente arriviamo alla congiunzione con la Contamine – Negri e poco dopo alla cima del Triangle. Qui incrociamo due francesi che avevano salito la Contamine – Negri. Dopo un imbarazzante siparietto in cui sfoggio il mio peggior inglese di sempre capiamo che si stanno calando per raggiungere le soste attrezzate della Chere’ e che, anche volendo, non potremmo imitarli. Le calate sono da 50 mt e noi abbiamo una 1/2 corda da 60…
Ci guardiamo in faccia, consultiamo l’orologio e decidiamo di continuare per la vetta del Tacul. La cresta che separa la sommità del Triangle dalla normale al Tacul non è banale ma una volta superata le difficoltà sono finite. 4248 metri.
In cima la solita emozione, eppure sempre diversa. E come al solito non c’è mai veramente il tempo di godere fino in fondo della fatica che si è fatta per arrivare fin li’.

Sono rilassato, anche quando un simpatico gruppo di spagnoli ci rallenta. Anzi  comincio a sentirmi stranamente stanco. In discesa mi prende anche un po’ di nausea e divento una sorta di palla al piede per T. Rallento in maniera indecente la marcia tra i serracchi della normale e poi su per l’infinita e massacrante cresta che riporta all’Aiguille du Midi. Ma ce la facciamo! Senza vergogna prendiamo l’ultima funivia ancora legati, ramponi in mano e con un sorriso ebete stampato sul volto.

Avanti C.A.Z. !

Qui il video

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