Gita sul massiccio del Marguareis

“Oggi non rischiamo nulla , non saliamo” queste le parole definitive di uno dei c.a.z.zari più esperti, alla vista dell’attacco del canale dei Genovesi, la via che avevamo scelto per raggiungere la vetta del Marguareis (2.651 m). Ve lo dico da subito, che magari qualcuno bramoso di sentirsi raccontare una salita può smettere da subito di leggere. In cima non ci siamo andati. E va bene lo stesso. Va meglio così. L’abbiamo detto e scritto tante volte, ma poi rinunciare a pochi metri dall’obbiettivo non è semplice per nessuno, ma a volte è così che si fa. Punto e basta. Facciamo un passo indietro, al giorno prima: l’avvicinamento ci mette abbastanza in ansia, sono le 11 del mattino, fa un caldo torrido, la neve la incontriamo solo a pochi metri dal rifugio Garelli, ed è una salita difficoltosa, sudati marci e con la granita spappolona sotto gli scarponi. “Vabbeh, oggi è caldo perchè è mezzogiorno, vedrai che domani mattina andrà meglio” ci diciamo tra di noi sperando che sia così. E’ domenica 3 maggio, sveglia alle 4,00 del mattino. Il rifugista, Guido, da 37 anni al timone del rifugio, ci accoglie in cucina con una deliziosa marmellata di pomodori fatta con le proprie mani e con un numero che non lascia spazio all’ottimismo ” ragazzi, ci sono 9,8 gradi sta mattina”. 10 gradi, a 2000 mt, alle 4 del mattino, all’inizio di maggio. Mai visto. Proviamo comunque a valutare da vicino le condizioni del canale, ma arrivati sotto alla cengia Garibaldi, che attraversa a metà il canale dei genovesi, accumuli nevosi scendono minacciosi sulla traccia, e ci fanno desistere immediatamente. Armati dell’entusiasmo che ci dà essere in ambiente, in tanti (siamo 12 persone, 4 cordate sarebbero state davvero troppe da far passare su quella neve inguardabile) e comunque volenterosi di non sprecare quella che l’alba promette essere una gran bella giornata di sole, ci incamminiamo lungo un bellissimo percorso su neve che ci conduce fino a Porta Marguareis , un passo splendido da cui ci godiamo il panorama sottostante. Dopo circa 4 ore torniamo da Guido, al rifugio, ringraziandolo per i preziosi consigli, e lo salutiamo tornando alle macchine. E’ cosi che doveva andare. maledetto caldo di Maggio, i dubbi ci sono, se fossimo stati di meno?più veloci? L’ avessimo fatto il giorno prima? Accidenti che palle l’abbiamo già rimandato tante volte!
Però poi ti ricordi con chi sei, i tuoi compagni, e perchè sei lì, perchè ami sta roba qua, la ami anche quando non ci sono le condizioni per la salita. E te ne vai a casa con la stessa soddisfazione.

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