Presentazione di “FLASH DI ALPINISMO” con l’autore M. Bursi

Evento-flash-di-alpinismoDi seguito la recensione  di Carlo Occhiena :

Se le porte della percezione fossero sgombrate, tutto apparirebbe all’uomo così com’è, infinito (William Blake, circa 1790)”

Una frase a effetto, potente, onirica. Eppur severa.

Le nostre porte della percezione sono davvero così sgombre? Mi permetto di credere il contrario.

Si aprono anzi a stento, in quanto addossate ad esse vi sono paure, convenzioni, consuetudini, credenze. Vincoli, come catenacci.

Di conseguenza più che percepire l’infinito, percepiamo la vastità dei nostri limiti.

Se Aldous Huxley, cogliendo il testimone di Blake, tentò di sgombrarle ricorrendo a sostanze allucinogene, alla mescalina, l’arrampicatore, l’alpinista, ribalta invece la propria visione non ricorrendo all’uso di droghe ma piuttosto modificando l’orientamento del proprio limite: da orizzontale a verticale.

E’ da questo presupposto che voglio partire per parlare di Flash di Alpinismo.

Massimo Bursi si siede alla scrivania e decide di dire la sua agitando le acque di un settore difficile e conservatore come è quello della letteratura di montagna.

Nell’opera classica, l’aspetto ludico viene spesso a mancare. La montagna viene narrata nella sua versione più tragica e spietata.

Dopotutto, “non siamo mica qui per divertirci“, come ancora oggi sento ripetere in alcune uscite con i compagni di cordata.

Flash di Alpinismo si fa invece coraggio, e sorridendo prende le distanze dalla retorica, dalla tragedia, dall’”Alpinismo Eroico“.

Massimo spegne le fanfare e mette su un disco di musica rock a tutto volume. Si parte per il viaggio.

Il testo, corposo, ricco (300 pagine circa!) si articola in brevi capitoli, monotematici, da leggere in continuità o singolarmente, arricchiti da preziose e ricercate fotografie vintage che faranno la felicità dei nostalgici, degli hippie, degli amanti dell’alpinismo ribelle anni ’70, delle bandane e dei capelli selvaggi.

Ciascun capitolo si apre con una citazione, da cui Massimo estrapola una riflessione personale, che tratta ora l’allenamento, ora l’etica dell’alpinista\climber, ora lo stato mentale con cui affrontare una salita piuttosto che la giusta attitudine verso il rischio imponderabile che fa parte del gioco-arrampicata per definizione.

Il tutto in modo dissacrante, leggero, alternando chiodi e rinvii a brani di The Doors e Sex Pistols.

Citando alcuni dei paragrafi che ho amato maggiormente: “Risata Liberatoria”, “Essenziali”, “Nessuna regola”, “Rimorchiatore d’alta quota”, “Perfezione e confusione”.

Una scrittura che lascia il segno, che invita a sottolineare, evidenziare, rileggere, ricordare.

Fare proprio un approccio spensierato ma consapevole, divertente ma sostenibile.

Il testo scorre via che è un piacere, anzi, se ne vorrebbe ancora. Mi sono scoperto triste, girando l’ultima pagina del libro.

Il contesto dell’opera è quello del Nuovo Mattino, quando si passava dagli scarponi alle prime scarpette EB, quando le falesie si chiamavano palestre e quando si annusava, fra i lunghi capelli, l’aria della rivoluzione.

I protagonisti i mitici arrampicatori degli anni ’80, con ampio spazio alla scena anglosassone e statunitense.

I luoghi sono la Val di Mello, Yosemite, le falesie britanniche, il Verdon, le Alpi, con spruzzate himalayane.

L’opera si chiude con un’interessantissima breve biografia degli alpinisti citati, da Alain Robert a Renato Zanutti, passando per i vari Bonatti, Zanolla, Gogna, Gervasutti, Rey, Preuss, Guerini, Motti, Massarotto e ancora Robinson, Haston, Mariacher, Long, Chouinard, ecc. (questa parte da sola, per inciso, varrebbe quasi l’acquisto del volume).

Infine un glossario per rendere digeribile il tutto anche ai profani di nut, friend e staffe.
Insomma, una pubblicazione indipendente ma di sicuro spessore, curata nei dettagli come lo zaino di un arrampicatore previdente la sera del venerdì prima della partenza.

Un testo che, garantito, vi farà tremare le mani dalla voglia di andare ad arrampicare. Un testo che ciascuno di noi dovrebbe possedere in libreria, senza dubbio.

In fondo, mi piace pensare, gli eroi cui si rivolge Massimo siano coloro che riescono a portare avanti le proprie passioni con entusiasmo nonostante il logorio della vita moderna, non trovate?

Da provare. Go climb a rock!

la recensione è stata presa da http://www.banff.it

Per maggiori informazioni, consulta: flashdialpinismo.wordpress.com

qui il link all’evento fb

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